È stato approvato al Senato, nella sera del 18 dicembre durante l'esame finale del Ddl delega sul pubblico impiego, un emendamento della maggioranza (primi firmatari Fleres, Cursi e Galioto) che esenta anche i primari ospedalieri, come già previsto per gli universitari, dalle norme della legge 6 agosto 2008, n. 133 che autorizza le amministrazioni pubbliche a risolvere il rapporto di lavoro dei propri dipendenti al compimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni. Questo il testo approvato:
«2-bis) Al comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono aggiunte in fine le seguenti parole: "e ai primari ospedalieri"».
Un'opportunità che riguarda però soli i primari: per tutti gli altri medici, infatti, continuerebbero a valere le norme attuali previste dalla legge. Una disparità rilevata dalla stessa Maggioranza che ha approvato un ordine del giorno del relatore Vizzini, accolto dallo stesso ministro Brunetta, con il quale, proprio alla luce dell'emendamento approvato, si impegna il Governo "a rivedere l'età pensionabile delle categorie di cui al comma 11 dell'articolo 72 della legge 6 agosto 2008, n. 133, uniformandone l'età pensionabile alle altre categorie del pubblico impiego".
Il Parere della FESMED
La FESMED ritiene che l’emendamento così formulato, oltre ad essere immotivatamente discriminante nei confronti dei dirigenti medici che ricoprono altri incarichi, è anche di difficile applicazione.
Il concorso a “primario ospedaliero” è stato abolito da molto tempo e la dirigenza sanitaria è stata collocata in un unico ruolo ed in un unico livello dal d.leg. 502/1992 e successive modificazioni, il quale ha dettato anche le modalità per l’attribuzione dell’incarico di responsabile di struttura complessa, la sua durata e l’obbligo di verifica al termine dell’incarico, facendone un incarico a tempo determinato.
Inoltre, il d.leg. 254/2000 ha stabilito che il responsabile di struttura complessa assuma la denominazione di “Direttore”, eliminando ogni riferimento alla definizione di “primario”.
All’interno di questo quadro normativo è difficile individuare chi possa essere il beneficiario dell’emendamento approvato dal Senato.
Secondo la FESMED non è giustificata una discriminazione all’interno dello stesso ruolo e chiede che la Camera dei Deputati s’impegni a modificare l’emendamento estendendo la norma a tutta la dirigenza medica del Ssn.
Carmine Gigli
Presidente FESMED



